ELLA credo

Credo nel lavorare bene e con passione
Credo che se i prodotti sono validi e il servizio e' valido, sia giusto ricavare profitto
credo nel metterci la faccia, nel fare errori e ripartire da zero


venerdì 4 maggio 2018

Certification UNI EN ISO 9001:2015 -import export foodstuffs


Certification UNI EN ISO9001:2015 has been renovated with last audit in March 2018. Herewith certificates, Italian and English version. 
As we are committed to quality. 
ELLA  e’ stata inaugurata nel 2007, ad opera di Elsa Cugola, dopo anni di attivita’ nel settore food industry. Sulla base di una valutazione del contesto finanziario e sociale in cui si opera, sia in Italia sia altrove, ELLA si e’ specializzata con lo scopo di vendere: 
  • beni di largo consumo, realizzati in territori extra EU, in ottica di qualita’ organolettica  elevata; 
  • servizi formativi specifici, rivolti ad operatori di settore alimentare (industria e ristorazione)
Piu’ concretamente l’intento si attualizza in un: 
  • Mantenimento dello standard: UNI EN ISO 9001:2015 allineato con UNI EN ISO 29990:2011; 
  • Conseguimento entro il 2018 della certificazione BRC B&A. 
Alla base di cio’, si confermano i doveri di rispetto della normativa locale, nazionale, in primis:
  • applicazione del metodo di autocontrollo si’ come esplicitato nel Codex Alimentarious, e verifica della applicazione per le annone rivendute
  • adeguamento di etichette e presentazioni di manufatti alimentari o di servizi nel rispetto della corretta etichettatura delle annone e della corretta trasformazione tecnologica. Il focus primario è la garanzia della sicurezza alimentare, di manufatti legalmente corretti e qualitativamente pregevoli. 
Tutti i processi sono stati analizzati, sia igienico sanitaria, sia legali, sia gestionali, il (lean) management. La CEO, Elsa Cugola, riesamina lo stato dei propri progressi commerciali e non, a fronte degli andamenti del mercato, almeno a cadenza semestrale, per monitarare lo stato di avanzamento delle attività, finalizzate al conseguimento degli obiettivi. La politica della qualità verrà divulgata mediante social networ, a dimostrazione che essa e’ a disposizione di tutte le (restanti) parti interessate. 
Il credo di ELLA  e’: 
credere nella presentazione di prodotti servizi di alta qualita’;
ritenere che se il servizio e’ puntuale e’ giusto trarre profitto;
nel fare errori, riconoscerli e ripartire da zero, sempre; 
metterci la faccia, sempre, quella di Elsa Cugola, che non e’ mai scesa a compromessi nel lavoro come nella vita.  

collaborare, perche’ vince il gioco di squadra e la condivisione della conoscenza.               ELLA di ELSA CUGOLA Ostiglia

martedì 1 maggio 2018

let's artichokes all together!

si parla tanto di effetti benefici del carciofo, diciamo che il carciofo è semplicemente buono e naturale e ricco di fibra.... tutto il resto lo lasciamo a chi ha competenza specifica.





domenica 28 gennaio 2018

Artichokes season has just begun: extra cut quarters, no carry over derivatives, machine cuts!

Artichokes season for industry has just begun. Two crazy months are waiting for us in Egypt, in Italy, may be in Tunisia as well. This is the 10th year with artichokes dealing: not so little time, but for sure so much to do. Artichokes for industry is no doubt a commodity food, not a special one. But even with a commodity ELLA dealing is enriching. This is why: 

  • To transform  with no carry overs (citric and ascorbic): it brings a natural colored artichokes (quarters or bottoms or hearts)
  • To get you to bite the crunch! Ella good visual sense, palate and technical background brought to validate a crunchy quarter: leaves have better to stay firm and compact after pasteurization. Cruchy reminds to little transformed, so ... to minimum processed product.
  • To Endeavour for technical innovation. that's the reason of machine cut for bottoms and quarters. how magic is to open an artichokes pouch and see that the whole cut are same! 
  • to embrace retailers challenges: there's no Saturday to go out to shop. packaging has to fit single customers's request. 400 g or 1 kg packaging unit. or.... up to customers !
  • 10 cens or 20 or 1 euro do not make the difference! Or better; they are the difference amongst ELLA and the rest. No Italian clients will phone back and say: "it's ok, it' s a good product" so its silence will speak on his/her behalf. 
  • to penetrate the market without gigantic quantity. ELLA is not Polyfemus: selected quantity for selected clients.
  • as the above to experience the concept of quality: there's space and work for everybody! 
  • to disregard stubborn suppliers and short viewers contact. to leave in silence blaspheme contacts, as long as unrespectfull ones. We leave unpolite and smart clients to the biggest traders: butcher man-traders, enquiring about HOW MANY CONTAINERS... this is not the clue!. We pretend the same respect we are devoted to. I take the occasion to mention and thank you the purchasing and quality team of Doctor MGLM. None company is like them: as firm and rigorous as polite. Any effort deserved to them. 

to get the third part audit by SGS Italia, for BRC B&A by May 2018, besides ISO 9001:2015 yet achieved. 

will be space for ELLA commitments? Market will answer sooner !.  we embrace the fear for innovative visions, as otherwise market will leave us behind. 

domenica 7 gennaio 2018

Articolo di Quotidie Magazine: Gouda cheese una versatile eredità lasciata per i kiwi



Lungo la Akarua road, in direzione Christchurch, (NZ), l’autista di un qualunque pulmino turistico (sicuramente un po’ sgangherato), farà sosta alla Berry Bay cheese, un caseificio artigianale con la lavorazione dei formaggi tipo Gouda, con accesso per il pubblico. Usano latte locale e una manualità tipica della tradizione casearia nordeuropea. Viene consigliato in abbinamento a conserve di frutta e cracker, oppure, nella versione più stagionata, con sostanziose zuppe. Assaggini di Gouda sono sempre offerti, a tutti i visitatori, nel pieno spirito dell’ospitalità Kiwi. 
Quando si parla di formaggio Gouda, il rimando immediato è alla piccola cittadina dell’Olanda meridionale, dove sin dal VI secolo si consolidava la tradizione legata al formaggio dalla crosta giallo “canarino”. Il formaggio Gouda ha colonizzato molte terre remote, sin dai tempi delle prime esplorazioni rinascinmentali. Oggi si annovera una distinta produzione in Nuova Zelanda, grazie alla presenza di allevamenti estensivi e un clima temperato. Si usa il latte locale, pastorizzando ad almeno 72 ºC (la Nuova Zelanda non ammette utilizzo di latte crudo), seguito da rapido raffreddamento. E’ aggiunta una coltura starter, a temperature intorno ai 30 ºC, che ne prova l’ acidificazione del latte.Il caglio innesca il meccanismo a catena della coagulazione delle caseine e la separazione del siero di latte. Le lire meccaniche agevolano la rottura della cagliata, (vedi foto 1), alle dimensioni volute, sotto il controllo vigile dell’operatore, che controlla, al tatto, la struttura degli straccetti di cagliata. Questi devono essere sodi senza appiccori al tatto. Il siero viene massicciamente spurgato e la cagliata viene nuovamente lavata, con acqua calda per eliminare il siero residuo. Questo step comporta un abbassamento del contenuto di lattosio e una diminuzione dell’acidità della massa. Tale operazione è tanto importante, quanto grande è la forma che si deve realizzare, e lungo il periodo di stagionatura. Gli straccetti di cagliata, vengono messi in fascere in polietilene e pressati in modo da fondersi rilasciando ancora siero. La forma viene immersa in una soluzione di salamoia satura (cloruro di sodio, il comune sale da cucina). Il sale agevola la stagionatura della forma, promuove indirettamente lo sviluppo di molecole aromatiche caratterizzanti e contemporaneamente inibisce la crescita di patogeni. Le forme vengono prelevate dalla vasca (foto 2), manualmente. Lo step successivo è il rivestimento con il materiale di copertura: le forme sono pronte per essere adagiate su scaffali in stanze di stagionatura, con umidità intorno all’80% (per non seccare superficialmente la crosta) e temperatura di 16 ºC. Per i primi giorni si agevola l’asciugatura delle forme, mediante una pressatura meccanica, che deve essere moderata per evitare la crepatura della forma, (vedi foto). Ogni forma viene ripetutamente rivoltata, nel corso della stagionatura. La temperatura di stoccaggio delle forme pronte è di 4/6 ºC: in questo modo si evita la perdita (ulteriore) di umidità. Fedelmente alla traduzione olandese, il Gouda viene diversificato con speziatura della superficie: cumino, anice, coloranti piccanti o altre spezie esotiche evocano il passato glorioso dei colonizzatori. Gli olandesi avevano infatti fondato la compagnia delle spezie orientali, e di questo ne portano memoria ancor oggi le loro produzioni casearie. Si può concludere che il processo di realizzazione del Gouda in Nuova Zelanda, sia una replica fedele di quella europea, senza varianti se non la tipologia di latte-autoctono e (di conseguenza) degli starter per acidificare. 

Forse non tutti sanno che c’è anche il formaggio Gauda. 
Si tratta di una variante dell’olandese Gouda, prodotta in larga quantità in Cile, dove, nel 1999, ne è stato normato il processo produttivo. Si tratta di un prodotto dal profilo sensoriale debole, in quanto realizzato in materiale termoformato con 15 giorni di affinamento. Stante la stagionatura, è un po’ ardito associarlo al significato italico di formaggio; vero è che per definizione è lecito. Viene utilizzato largamente come ingrediente per gli hamburgers, oppure come guarnizione per preparazioni a base di pasta (es. spaghetti). 


Profilo sensoriale del Gouda: Si tratta di formaggio semiduro, ottenuto da un latte pastorizzato,  con peso variabile dai 2,5 ai 30 kg e stagionatura consona alle dimensioni: dai 60 giorni sino ai sei mesi. Ha la crosta paraffinata (o di un involucro speciale plastico), con le colorazioni tipicamente vivide del rosso e dell’arancione o del giallo ocra. Pasta compatta, elastica, nota primaria del dolce (lattico), e nota secondaria del sale, di media persistenza. Stagionatura: 60 giorni sino a 180 giorni. Nelle versioni più affinate, la colorazione evolve all’ocra  o all’arancione e compare la nota gustativa della nocciola. Esistono produzioni di nicchia, olandesi, tutte artigianali, dove i Gouda Boerenkaas (ovvero i Gouda realizzati dai contadini) possono arrivare alla stagionatura anche di tre o quattro anni. Il Noord Hollandse Gouda è una delle quattro DOP (denominazioni di origine protetta) dell’Olanda. 

venerdì 1 dicembre 2017

Natale a 52 parallelo Sud: di Elsa Cugola, consulente aziendale, pubblicato su QUotidie Magazine


Questo è il racconto di un pranzo di Natale, a bordo della Professr Khromov, una rompighiaccio russa, in rotta verso Campbell Island, al 52esimo Parallelo Sud, dell’emisfero australe. Alle ore 12,30 invitati dall’annuncio del capitano, gli ospiti convergono alla sala di ristoro, per celebrare l’unicità di quel giorno. Natale appunto. Un sottofondo anglosassone di saluti e convenevoli riempie l’ambiente: ciò che colpisce è l’assenza di risate prorompenti, esternazioni forzatamente chiassose. Il servizio al tavolo, reso difficile dal rullare impietoso della nave, è compendiato da un ricco buffet, dove i portavivande sono fissati ai tavoli e riempiti parzialmente, per evitare, versamenti, quando la nave si inchina alle forze dell’oceano. Un osservatore mediterraneo, per meglio dire, italiano o spagnolo, ma anche tunisino o egiziano, noterebbe immediatamente che ogni ospite di un designato tavolo, si alza e si serve al buffet, rispettando la fila, mentre gli altri ospiti dello stesso tavolo, attendono seduti il ritorno del commensale, per alzarsi successivamente e compiere nello stesso modo, il rito di approvvigionamento culinario. E’ un gesto di educazione, per evitare la congestione della fila al buffet: pensiero elementare, per un anglosassone, forse di più difficile elaborazione per un italico. Ogni commensale disamina l’offerta a buffet, con lo sguardo pallido, del derma degli ultimi colonizzatori, servendosi una porzione moderata, a beneficio del mal di mare. Se qualcuno litiga con il cucchiaio nel dosare, nel piatto la porzione, quello dietro aspetta, in paziente silenzio. L’insalata come antipasto appare come un doveroso ricordo del contenimento calorico, più che per soddisfare un vero interesse da parte degli avventori nautici: foglioline tagliuzzate finemente, con le carotine a julienne fredde dal sapore di cellulosa, rimane lì, apprezzata da pochi. E’ evidente l’influenza neozelandese nel menu’: piatti a base di carne, sia questa grigliata, bollita, o stufata, di bovino, suino e agnello. Il parterre di salse è una sequenza horror per le papille gustative di un foodies italiano: maionesi acide, aspiranti besciamelle ricostituite da latte in polvere, a pH minimo 3 o più basso. Non può mancare il condimento “charcoal”, un po’ affumicato, un po’ caramellato, decisamente umami: è quel condimento per imbrunire ed insaporire, diffuso in ogni tavola calda americana. Funziona largamente come coprente; certo è che ricorda le note della famigerata Marmite britannica. Il ventilato  in realtà è un buds killing, per questo lo strato coprente e denso dei toppings viene rimosso con chirurgica dovizia. Quello che c’è sotto è autenticamente buono, e naturalmente appetitoso: l’arrosto suino: succoso a significare la doviziosa lenta cottura, morbido, profumato. Fa sorridere il fatto che non vi è stata l’accortezza in sede di presentazione dell’arrosto di rimuovere da qualche punto superficiale la gelatina (naturale): la spontaneità (incuria direbbero i blasonati chef televisivi italici) del cuoco. Del resto, essendo la gelatina prodotta in cottura, avranno pensato che non era disdicevole esibirla. Hoki fish, snappers, e altri pesci, vengono presentati in purezza: un ciuffetto di crescione, o altra erbetta locale, dal nome non decodificato, interrompe il monocolore della carne avorio. Sapore di mare, forte, carne grassa, burrosa alla masticazione. Cozze verdi, letteralmente gigantesche e ostriche sono l’essenza del gusto degli atolli della fascia subantartica. Il pranzo continua evolve all’epilogo, tessuto da conversazioni sempre discrete. Uno sguardo d’insieme suggerisce che tutti si sono vestiti al meglio, per rispetto dela tradizione, ma le pressioni del fashion system qui non arrivano con il loro afflato corrosivo e ipocrita. Niente commenti scivolosi sugli indumenti, e soprattutto niente sguardi femminei, che calcolano l’ammontare indossato  dal soggetto in screening, in un battito di ciglia ammiccanti. La Professor Khromov beccheggia su cavalloni alti qualche metro; c’è la certezza che si è immersi nelle forze travolgenti ed immense del Pacifico, in un punto remoto de globo. Chissà cosa accade nelle acque invernali a giugno o maggio, durante i mesi di notte ghiacciata. Lo stomaco si rivolta un po’, ma lunghi respiri, occhi chiusi e la determinazione a liberare la mente, consentono di godere del pranzo, con i sensi totalmente rilassati dalla piacevolezza di una compagnia scelta e non imposta dalla famiglia. A Natale non devono mangiare anche i muri, è la festa dello stare insieme, senza necessariamente mangiare solo quintessenze rare e prelibate.  I dessert sono scontati: una crema mescolata a pan di spagna spacciata fieramente come tirmisu’, pasticciono al cioccolato a prova di shock insulinico, disponibile nella versione con ricciolino di panna montata adornato, in cima, da qualche smarties rosso e azzurro. Effetti a festa, un po’ infantili, ad ogni modo rimarchevoli per la latitudine cui viene offerto, nella zona più terrificante del più terrificante degli oceani. Spicca il colore della confettura di una crostata: vivacemente rosso: è stato usato un frutto dal nome non memorizzato, nell’idioma dei nativi Maori. Rimane sul tavolo un pacchettino di carta colorata, tutti lo vedono e nessuno lo tocca: è il silly joke! Scoperto nel Pacifico: si scarta si tira e scoppietta, ovviamente in modo calmierato, trattandosi di una invenzione a stampo britannico. Le reazioni tra i commensali ricordano le risatine stereotipate di qualche vecchia zitella incartapecorita da teatro. Niente in confronto alle bombe mortali partenopee lanciate dai balconi a Capodanno. C’è ironia ellittica da parte dei commensali che si divertono al tavolo dell’unica visitatrice italiana: ma ritorna rapida alla pietas, per colei che è straniera e si muove goffamente tra usi e consuetudini sconosciute.  Scivola via tra un tavolo e l’altro una sola bottiglia di whisky, assente nel cartiglio del menu’. Perchè come dicevano al largo di Jura, in Scozia, “what butter and whisky cannot cure, there’s no cure for!”. Senza chiedere, in sostituzione del’italico caffè, annunciato dal fumo bollente di tozze teiere in alluminio, arriva il te’. E’ denso , scuro. Forse un Assam, in infusione perfetta, da foglia grossolanamente spezzata, senza polvere, guarnito con opzione zucchero e latte. 
“I had an elegant sufficiency”, ovvero letteralmente: ho mangiato abbastanza: è la frase usata tra commensali aristocratici o comunque un po’ snob. Bè si può dire che c’è sazietà della mente ed appagamento delle aspettative per aver vissuto, forse un unica volta nella vita, un Natale al 52 parallelo Sud, tra gli atolli dimenticati della fascia subantartica neozelandese.


A proposito di poo bag for solid dejections in any case of urgency. A proposito di sacchetto per I bisogni (umani) in caso di urgenza. 


Annuncio via radio del capitano della Professor Khromov: sono disponibili i poo bags, i sacchettini per i bisogni, in caso di urgenza, durante il sopralluogo a Campbell Island. Perchè non si vuole causare la malattia e la morte certe di leoni elefanti marini e molti altri animali, che popolano gli atolli subantartici. E così tutti gli ospiti, messi in fila ordinata, prima dello sbarco ricevono in mano, il sacchettino speciale, con l’obbligo di restituirlo. Sanzione per chi lo perde, significa che è andato perduto nell’atollo o, molto peggio, nell’oceano. Zaini, cappelli, tasche vengono tutti rigorosamente ispezionati e passati con una aspirapolvere per raccogliere semi e altri potenziali infestanti; gli scarponi lavati con sanificante. Grazie per questa lezione di amore intelligente, in mezzo ai ciuffi di Poa fogliosa, alle margherite antartiche, ed all’universo delle erbe giganti. Siamo in un ecosistema fragilissimo, dove appunto, l’impronta umana è indubbiamente funesta.

martedì 31 ottobre 2017

FormaggItalia -Ottobre 2017 - Sua maestà il formaggio.

Si è svolta al Palazzo delle Stelline di Milano, corso Magenta, la manifestazione di Formaggi D'Italia. Una esposizione a scopo culturale e di vendita di eccellenze casearie. Come si legge nella brochure: ogni pezzo di formaggio porta la passione di chi l'ha fatto. La presentazione degli espositori è stata ben pensata: è data una mappa dove sono menzionati gli espositori. Tutti di altissima qualità, rappresentano la varietà casearia italiana. Molti portano anche DOP. 
Ci sono i tomini di Cuneo, a latte crudo, crosta fiorita. C'è il Castelmagno, erborinato, l'alpeggio, con l'emblematica ventolina verde sulla faccia principale della forma. Poi la regina delle Alpi, sua maestà Fontina DOP. Un Bagoss di Bagolino di due anni, paglierino, perfetto nella autorevolezza della sua perfetta stagionatura. Il RGUSANO della vacca modicana con il segno della corda. 

Magic Blue, mi piaci tu..... I blu esaltati da giochi bizzarri con affinature nella cioccolata o in melange al rum, al gin, alla liquirizia e così via. I puristi dell'arte casearia potrebbero inorridire ma occorre assecondare le fantasie (perverse) del consumatore medio ed attento, sì come declinato dai regolamenti comunitari. C'è la sequenza di blu della linea Blue 61, con  i frutti di bosco, l'uvetta, le vinacce sulla crosta del formaggio blu. Le scamorze, assumono le forme creative degli anelli grassocci e tozzi. C'è la variante a forma di maialino, con intento decorativo. Un tomino sardo, di lunghissima stagionatura, affinato nelle cassettine di legno, con foglie di sottobosco della Barbagia. Meraviglia casearia. Crosta che sa di fungo, pasta beige, che sa di molto vecchio. C'è il burro salato, usato in pasticceria, morbido chiaro, centellinato su un crostino dalle sfumature giallastre. Salva Cremasco nelle varianti di affinamento e con microcomponenti.. fiori di calendula, fieno, etc..... Caciocavallli abruzzesi e campani avvinati nelle barrique, o nelle vinacce. Incantesimo dei sensi mai assuefatti. Il fiore sardo compare nella versione più autentica: forme invecchiate anche per due anni, che mostrano con fierezza i segni del tempo. Pochi avventori per sì tanta meraviglia.