ELLA credo

Credo nel lavorare bene e con passione
Credo che se i prodotti sono validi e il servizio e' valido, sia giusto ricavare profitto
credo nel metterci la faccia, nel fare errori e ripartire da zero


sabato 15 aprile 2017

Artichokes alcachofas.... Egyptian TUnisian Spanish Italian food chain

ELLA annovera tra le proprie referenze i carciofi: 

  • freschi
  • congelati, 
  • congelati BIO, 
  • in salamoia, 
  • in latta.

Sotto riportate alcune immagini evocative del processo di lavorazione a partire dal fresco. 
Carciofi in latta, cuori, quartini, foglie, cuore con gambo. Salamoia naturale o in olio (di semi di girasole), con spezie, erbette, sale etc....

Latte da 3 Kg, 1 kg, peso sgocciolato secondo specifica richiesta. 
Tutto comincio' quasi per casualità', nel distretto di 10th of Ramadan, a sud del Cairo, in un capannone, gestito da un giovane di nome Saleh Saleem. 

ELLA ha ottenuto la certificazione del sistema qualità', secondo lo standard volontario UNI EN ISO 9001:2015, in allineamento con lo standard ISO 29990:2011. In progress verso l'ottenimento della certificazione BRC Broken & Agent, per una qualità' ed un servizio inappuntabili.












sabato 8 aprile 2017

report fotografico del corso sui grani antichi

Perciasacchi, Pane nero di Sicilia, Tamilia, e molti altri.
Abbinati a Stilton, Formaggio caprino di 18 mesi, formaggio di pecora di grotta avvolto nel fieno, Roccolo di Valtaleggio.... Abbinati a vini rossi nazionali e ... un  vino francese.

Replica il 2- 3 ottobre 2017, nel magnifico scenario della Valpolicella, in occasione di una Lectio Magistralis di 43 ore. Full time.
Vi aspettiamo. e.

















ella's whyjustfood: Il senso di una certificazione di qualità' (di par...

ella's whyjustfood: Il senso di una certificazione di qualità' (di par...: Con il permesso della redazione della testata giornalistica Quotidie Magazine, si pubblica l'articolo intervista a Elsa Cugola, CEO EL...

Il senso di una certificazione di qualità' (di parte terza)


Con il permesso della redazione della testata giornalistica Quotidie Magazine, si pubblica l'articolo intervista a Elsa Cugola, CEO ELLA.

Percorso di analisi sensoriale per giudici di gara: sotto l’egida di una certificazione di qualità - La Redazione

Il significato di due certificazioni di qualita’ a tutela della qualita’ della formazione erogata.

Ultimamente nel mondo pizza, molte Associazioni, Scuole ecc., erogano Corsi certificati, esaltano Sedi Certificate, rilasciano Attestati con loghi di Enti certificatori, ma nel dettaglio di che cosa si tratta esattamente?
Abbiamo chiesto alla Dott.ssa Ella Cugola, docente del percorso di Analisi Sensoriale per Giudici delle gare gastronomiche e responsabile qualita’ dell' Organizzazione Erogante la certificazione, di spiegarci nel dettaglio il mondo delle certificazioni. Ringraziamo la Dott.ssa Cugola per la chiarezza espositiva e per aver messo il dito nella piaga del mondo delle certificazioni e chi sta speculando anche su quello. Nel dicembre 2016 si e’ completata l’istruttoria per ELLA, erogatore del percorso sensoriale, con una visita di valutazione, un'accurata ispezione documentale, cui e’ seguito il rilascio di un certificato di conformita’. Questo esplicita lo scopo di certificazione come: Progettazione ed erogazione di servizi di formazione in ambito alimentare, in linea con la ISO 29990:2011, in conformita’ alla norma UNI EN ISO 9001:2015. Titolo piuttosto lungo, di  che certificazioni si tratta esattamente?
Si tratta di un adempimento a due norme volontarie. Lo standard UNI EN ISO 9001:2015, riguarda l’organizzazione aziendale di una ditta o di una scuola o di un ente. E’ una certificazione ormai imprescindibile per una Organizzazione che, con questa attestazione vuole distinguersi sul mercato per quanto attiene la gestione interna ed esterna dei processi. Lo standard infatti, assai recentemente evoluto, esplicita requisiti puntuali per quanto attiene almeno:
  • I fornitori- nello specifico, la selezione dei docenti, del materiale, degli ambienti in cui si fa formazione.
  • Il rispetto per la clientela - nello specifico, i corsisti come acquirenti di un servizio.
  • L’organizzazione delle fasi di erogazione di un servizio o di produzione di un manufatto.
  • La provata attenzione all’input di miglioramento che deve coinvolgere tutti i dipendenti della organizzazione e anche stakeholder esterni.
Questa certificazione agevola l’organizzazione interna, la gestione delle registrazioni che devono essere puntuali per molte fasi cruciali di lavoro. Ad esempio: NON possono essere erogati servizi o prodotti senza che vi sia un documentato accordo di fornitura tra le parti. Proprio per questa ragione, in sede di corso, viene richiesta la sottoscrizione del programma formativo, dei costi e delle modalita’ di erogazione.
Invece, la ISO 29990:2011 e’ una norma specificamente progettata per valorizzare la Qualita’ della Formazione (dice lo standard) non formale, ovvero quella privata. Infatti quella pubblica e’ gia’ regolamentata dalle Disposizioni Ministeriali. E’ uno standard poco diffuso, molto profisso, coerente con i requisiti della norma precedente, proprio per consentire la realizzazione di sistemi qualita’ integrati, ovvero che rispettano entrambe le norme. L’ISO 29990:2011 per cosi’ dire ha uno sguardo molto analitico in merito alla qualita’ dei docenti, alla selezione degli stessi, ai criteri ed ai requisiti del progetto formativo, inserito in un commitment  aziendale di trasparenza  e massima correttezza nei confronti dei corsisti. Per questa ragione sono stati creati dei dossier per ogni docente, giustificandone l’abilitazione all’insegnamento di una determinata materia. E’ necessario, per ogni anno solare avere un business plan, ove si esplicitino gli intenti sia a media sia a lunga scadenza, con un conto economico per garantire che le attivita’ formative siano realizzabili, efficaci, pianificate in tutti i dettagli sia logistici sia di docenza.
Quali sono i requisiti dei docenti per esempio?
I docenti devono dimostrare sia competenza nella disciplina a loro assegnata per la formazione, sia volonta’ di aggiornamento formativo e scientifico; un docente che non si aggiorna NON e’ qualificante. Parimenti, un docente applicato nella spiegazione di tematiche teoriche, deve avere una estrazione tecnica, con titoli di studio e provate competenze, nonche’ esperienza nell’insegnamento. Esemplificando, per un corso di microbiologia a ristoratori, di livello superiore al banale “formazione HACCP”, sempre piu’ disponibile on line, non basta dire che “la Listeria e’ ubiquitaria” o che i lieviti sono dappertutto, ma occorre dettagliare del comportamento del patogeno - ad esempio - nelle diverse specifiche matrici alimentari. Consentitemi la riflessione per cui, per quanto pratica operativa e manuale sia un'attivita’, come mescolare acqua e farina, teoria e pratica devono essere complementari. Tutti i docenti sono testati prima di lanciare un corso e sono specificate le modalita’ per validare il percorso formativo stesso. La norma richiede che vengano redatte e rispettate dettagliate procedure per valutare i docenti sia prima, sia durante, sia dopo l’erogazione di un corso.

Che cosa avete fatto per il corso di analisi sensoriale?
Il caso del Percorso Sensoriale per Giudici Certificati e’ un esempio relativamente facile, in quanto i test sottoposti ai corsisti per le valutazioni sensoriali odorose o tattili o gustative, sono, laddove esistenti, svolte secondo metodiche ISO. I test di riconoscimento dei gusti base o i test di riconoscimento del descrittore differente sono dettagliati in norme emesse dall’International Standard Organization. In questo modo non vi sono interpretazioni e nessun corsista puo’ obiettare e reclamare l’adozione di metodi diversi. Gia’ poiche’ in alcuni settori, come quello della ristorazione o della panetteria, vi sono formatori che interpretano fenomeni scientifici con fantasiose personalizzazioni, molto lontane dai dettami della tecnologia alimentare. Inoltre, proprio per questo corso, e’ stato deciso di reclutare Simona Lauri come responsabile del comitato tecnico (super partes) per la qualifica dei corsisti. Infatti, l’Ente erogatore la formazione potrebbe avere interessi nell’approvare ai livelli superiori tutti i corsisti, in ottica di vantaggio commerciale, rinunciando alla qualita’ delle competenze. Il comitato tecnico e’ stato strutturato in ottica di pluralita’, con tecnici esperti, laureati e dotati di pluridecennale esperienza nello specifico settore dell’arte bianca, evitando sponsorizzazioni con stakeholder di settore.

Quindi si approvano giudici certificati?
Questa affermazione, molto simile a quella degli “istruttori o pizzazioli o master chef certificati” e’ ERRATA. Forse viene adottata per brevita’ di espressione, colloquialmente, ma e’ indispensabile chiarire. Le certificazioni riguardano il sistema di una organizzazione, o la tipologia di un processo, es.: la certificazione delle uova biologiche o della bresaola della Valtellina IGP, (giusto per fare solamente alcuni esempi!)  o la certificazione di un sistema qualita’. NON vi sono schemi certificativi che “bollinano” un professionista. Invece, è appropriato dire che il professionista ha partecipato ad un percorso che e’ organizzato da un ente certificato e cosi’ via. Forse per questa ragione alcuni mi chiesero il mese scorso se con il corso effettuato da una scuola potevano anche loro rilasciare attestati con il medesino logo. Formalmente... E' FRODE a tutti gli effetti! Ancora, e’ appropriato dire che un auditor, alias Ispettore e’ “Ispettore BRC” ovvero in questo caso ha superato il corso e il test ed e’ abilitato ad eseguire le verifiche ispettive, in azienda, per conto di organismi di parte terza, nel rispetto dello standard.

Ma allora, tutti quegli attestati di pizzerie e ristoranti dove i pizzaioli sorridono…?
Cerchiamo di fare chiarezza una volta per tutte, e qui mi rimetto a disposizione di chiunque abbia dubbi in merito. Quando si controlla un Certificato il primo atto da fare e’ verificare la presenza sia del Numero del certificato sia del nome dell'Ente di certificazione che ne ha firmato il rilascio. Successivamente si verifica la Sede della organizzazione certificata che NON puo’ essere diversa da quella ispezionata dall’Ente di certificazione. Quindi, mi permetto di anticiparla, tutte le sedi satelliti di ristoranti e locali simili che ospitano corsi di formazione, dovrebbero essere a rotazione ispezionate dall’Ente, per potersi vantare anch'esse del titolo di “Scuola Certificata”. Ricordo a tutti che le pizzerie in attività cosi come tutti gli esercizi commerciali non sono locali adibiti alla formazione a meno che non siano rispettati tutti i requisiti relativi alla formazione SPECIALIZZATA. Piu’ correttamente esse ospitano semplicemente un'attivita’ formativa che la “scuola madre” da’ in out-sourcing, adottando - si spera- tutte le procedure ed i controlli svolti dalla scuola stessa, nella sede centrale. Cio’ che normalmente si vede sui social e’ qualche Istruttore di Scuole Certificate presso la Sede Centrale che esibiscono certificati di qualita’ senza osservare che il possesso della certificazione rimane in toto nelle mani della sede centrale. C’e’ un uso sconsiderato dei loghi di certificazione, che vengono associati gli uni con gli altri, generando confusione agli occhi del lettore (potenziale cliente corsista, operatore di settore etc..). Il logo della certificazione va associato esclusivamente alla organizzazione che lo ha conseguito, puo’ comparire il logo dell’organismo di parte terza, associato al logo dell’organismo cui sovraintende quest’ultimo.
Mi fa un esempio per favore? sembra assai difficile da comprendere!
Ad esempio un errore grave, recentemente in voga e’ quello di dire che “la scuola e’ accreditata”: questa frase, agli occhi di noi addetti e’ quasi blasfema. L’Ente di accreditamento, sia esso UKAS o sia Accredia NON rilascia certificati alle organizzazioni e i rispettivi loghi non possono essere usati dalle stesse organizzazioni certificate. Se vi sono obiezioni o dubbi rimango a disposizione. Grazie


martedì 21 marzo 2017

Grani storici e antichi, in abbinamento a formaggi e vini d'eccellenza- formazione certificata

Per conoscere le potenzialità' dei grani antichi, e storici... alcuni siciliani, nomi che sanno di cultura e di patrimonio di un popolo. Grani siciliani ma non solo.
Impasti per l'arte bianca, valutazione del comportamento reologico; profilo sensoriale.
Successivamente, abbinamento con formaggi e vini. I grani antichi e storici generano profili sensoriali affatto scontati, e pertanto meritano abbinamenti non scontati.
Esperienza formativa dedicata ad esperti di settore, professionisti che conoscono la lavorazione degli sfarinati e che apprezzano complessità' casearie ed enologiche.
3 docenti: Simona Lauri, per gli sfarinati; Elsa Cugola per i formaggi, Ezio Cravero per i vini.
Lezioni anche in inglese e altri idiomi, a richiesta.

sabato 4 febbraio 2017

Rarita' casearie, un articolo di Quotidie Magazine su numero di Febb 2017

con il permesso della redazione di Quotidie Magazine.


El Queso Mahón un concorrente del Parmigiano Reggiano ai tempi di John Amstrong - Elsa Cugola degustatore ONAF e consulente aziendale
A Minorca si produce un formaggio vaccino, secondo una metodica pressocche’ inalterata da secoli.
formaggioE’ qui illustrato il profilo di un formaggio prodotto esclusivamente nell’isola di Minorca, affatto conosciuto in Italia, che ha ottenuto la DOP (denominazione di origine protetta) sin dal 1985.
Pascoli incolti e boschetti arruffati, dalle bizze della tramontana, sono lo scenario della tradizione casearia minorchina, che ha come emblema il famoso formaggio Mahón. Esso prende il nome dal capoluogo dell’isola, Maó. Questa era nota sin dai tempi dei greci per l’allevamento del bestiame, tanto e’ che la chiamavano Meloussa, ovvero  il paese dell’allevamento del bestiame. E’ probabile che un tempo si usasse esclusivamente il latte della rossa vacca minorchina, crecita allo stato brado oggi a rischio di estinzione, tutelata da una associazione di allevatori locale. Le donne delle fattorie- fincas, mungevano il latte due volte al giorno realizzando un formaggio a partire da latte crudo, con diverse opzioni di pezzatura. L’ingegnere inglese John Armstrong, nel suo libro “Isola di Minorca” del 1756 scriveva[1]: “Le loro mucche sono piu’ piccole delle nostre. Sono mucche che danno poco latte e il burro che se ne ricava e’ sgradevole a tre sensi. Non sono migliori i loro formaggi, malgrado gli italiani lo ritengano di alto valore, e li preferiscano al loro Parmigiano. […..In un altro capitolo del libro lo scrittore ancora indica che:] Non si devono spendere molte parole per elencare le loro esportazioni: fanno una specie di formaggio che piace un poco agli inglesi, che arriva in Italia a buon prezzo.
Caratteristiche del formaggio
Il processo di realizzazione del formaggio isolano, successivamente declinato Mahón, si e’ evoluto nei secoli, ed e’ stato molto probabilmente influenzato dalle diverse popolazioni che si sono insediate nel territorio, tra cui: cartaginesi, greci, romani, vandali, poi bizantini, ottomani e britannici. Oggi si presenta come un formaggio grasso, a pasta semidura, ottenuto per coagulazione a bassa temperatura mediante fermenti lattici, usati in sostituzione delle erbe impiegate tradizionalmente. Ha la forma di un parallelepipedo con gli spigoli arrotondati in quanto la cagliata e’, tutt’oggi formata in teli di cotone, denominati fogasser. Lo spurgo del siero avviene per pressione manuale, appoggiando il cofanetto allacciato al centro (con un cordino detto lligam), su un tavolo di appoggio. La salatura avviene per immersione, in salamoia; successivamente la forma dal peso variabile tra 1,5 e 4 Kg circa, viene stoccata in celle di maturazione. Inizia qui il processo di stagionatura, caratterizzato dai continui ribaltamenti e oliature con olio oppure olio e un pochino di paprika, che conferisce alla crosta la caratteristica tonalita’ aranciata.
Tipologie di formaggio
Nell’ambito della denominazione di origine del Queso Mahon Menorca si distinguono due tipi di formaggio:
  • quello che ammette un trattamento termico del latte eventualmente refrigerato;
  • quello che utilizza latte crudo del proprio allevamento, obbligato a raggiungere almeno i due mesi di stagionatura.
In entrambi i casi e’ consentita una aggiunta sino al 5% di latte di pecora. Gia’ dopo circa 20 giorni di stagionatura si otitene il formaggio Mahón, tipo tierno, ovvero morbido. E’ caratterizzato da note lattiche e burrose, elastricita’ della pasta medio alta.  Stagionando per due o cinque mesi, il formaggio Mahón si definisce semistagionato (semicurado): compaiono le note tostate che ricordano la frutta secca (arachidi) e ancora la base della nota burro. Si parla di formaggio Mahón stagionato (curado), a circa un anno di affinatura: la struttura e’ definitivamente dura: si scaglia al taglio. Occhiatura diffusa: occhi piccoli senza siero. Quando infine si supera l’anno di stagionatura si parla di formaggio afinado. E’ una delizia per gli amanti del formaggio: compaiono le note di legno e cuoio: le sensazioni gustative sono forti e prolungate. Puo’ comparire anche la piccantezza al palato di intensita’ media. Il formaggio Mahón si vende accompagnato da un sigillo di qualita’ e garanzia, rilasciata dal “Consejo Regulador” una sorta di Consorzio di tutela che ne garantisce l’autenticita’ e che dal 2010 vede l’aumento del volume di formaggio prodotto. Il quantitativo e’ assorbito per il 50% dalle richieste di Ibiza, il restante si parcellizza nella penisola iberica e come prodotto esportato in tutto il mondo (circa il 13% sul totale (2) ).
Analisi sensoriale del Queso Mahón Menorca
Il formaggio deve essere visto, toccato, “ascoltato”, annusato, morso, sino ad essere ridotto allo stato di bolo alimentare, con interesse e curiosita’. E’ utile preparare un campione avente almeno 2 cm di spessore
Aspetto esterno
Colore della crosta superficiale: Brillante, aranciato, giallo, giallo ocra, intenso ed uniforme.
Umidita’ della crosta: bassa, o media a seconda della tipologia di stagionatura prescelta.
Unghia della crosta: di spessore ed intensita’ crescente all’aumentare dei mesi di stagionatura.
Pasta: presenza di occhiatura a distribuzione uniforme, dimensioni degli occhi (senza siero) intorno a 2 mm di diametro. La solubilita’ della pasta varia al variare della stagionatura.
Struttura: I descrittori indispensabili sono: friabilita’ compattezza, elasticita’, adesivita’.
Odore e Gusto. Si propongono i seguenti descrittori: lattico, burroso, note di frutta secca, di cuoio. Piccante (non sempre), salato.


Note
(1) Their Cow-kind are smaller than our’s. Their Flesh is very lean, … the Cows give little milk and the butter these people make is extremely disagreeable to three of the senses. Nor it is considerably excelled by theirs cheese, though, the Italians set a high value on it, and prefer it to their onw Parmesan. ….. It will not require many words to enumerate their exports: they make a sort of cheese, little liked by the English which fells in Italy at a very good price.
(2) Dati del 2013 forniti dalla Associazione Questo Mahón Menorca.
Ringraziamenti
Si ringrazia la Dottoressa Piedad Lopez del consorzio Queso Mahón Menorca,  per le informazioni ed il materiale fornito.
Bibliografia
Spagna: una festa gastronomica a cura di Marion trutter, -edizioni Culinaria Konemann
www.quesomahonmenorca.com- dosier de prensa - Queso Mahón Menorca.
The history of the Island of Minorca -Menorca, London, 1756